Storie

 

IJEN L'INFERNO DI ZOLFO

... sono da poco passate le tre di notte quando iniziamo la discesa alla caldera, alle nostre spalle già tre chilometri di una ripidissima salita, ad accompagnarci Maycal, fisico robusto, leggermente sovrappeso, quaranta anni , faceva il portatore fino a pochi anni fà, poi una brutta caduta con rottura dei legamenti gli ha impedito di continuare, forse la sua fortuna, ora accompagna la gente nell'inferno dell' Ijen. Ci porge delle maschere anti gas, l'odore dello zolfo è pungente, man mano che si scenderà sarà insopportabile, lui ha solo uno straccio di tessuto davanti alla bocca. Il sentiero sembra un piccolo viottolo alpino appena segnato che le torce appena illuminano, dopo pochi metri incontriamo i primi minatori che risalgono, ed è ancora notte fonda , li facciamo passare, l'oscurità nasconde lo sforzo impressionante che stanno facendo. Scendiamo per due trecento metri, davanti a noi un serpentone di lumini di chi ci precede; Si intravedono in lontananza le prime fiamme blu, erroneamente molti credono sia lava, in verità le esalazioni di zolfo che fuoriescono dalle fenditure della terra a contatto con l'aria brucia formando delle fiamme alte anche quattro cinque metri visibili solo con l'oscurità; Scendiamo il più possibile, ma il vento ci soffia contro e spesso dobbiamo ranicchiarci e dare le spalle aspettando la fine della folata di vento, nel mentre i minatori continuano imperterriti il loro lavoro di estrazione, i più fortunati con delle maschere di protezione, gli altri con un asciugamano sul viso. La luce via via aumenta, e mano a mano illumina le pareti gialle del vulcano, i fumi tossici prima, ed una lieve velatura del cielo poi ci fanno solo intravedere quello che è uno dei più grandi laghi acidi del mondo; Incroceremo i visi di queste persone, provate dalla fatica, scavati dalle esalazione tossiche più volte nella nostra risalita lungo i trecento metri che separano la cava di zolfo al bordo del cratere, nelle diverse pause abbiamo modo di toccare le piastre di zolfo che si rivelano molto più pesanti di quel che sembra, ogni portatore riesce a trasportare in spalla fino a ottanta chili di zolfo, giunti sul bordo del cratere i più fortunati lasciano le ceste per un più comodo carrello, una volta arrivato alla zona di peso per tanto sforzo gli verranno riconosciuti solo dieci centesimi al chilogrammo. Parlando con Maycal della sua gente e delle condizioni di lavoro così estreme, mi è rimasta impressa l'affermazione: "si ci sono altre possibilità altrove, ma questa è la nostra terra e questo è il nostro lavoro".

NELLA TERRA DEI ROMEO Y JULIETTA

Sono tra i migliori sul mercato assiema ai Choiba ed ai Montecristo, ma per i campesitos sono semplicemente "gli avana", i sigari cubani sono senza ombra di dubbio i migliori del mondo, ed il tabacco che si coltiva tra i mogotes della valle del Vinales è il migliore di Cuba. L'ottanta per cento della produzione di foglia di tabacco viene consegnato allo stato che procede con la lavorazione nelle otto manifattura di l'Avana, mentre il rimanenete venti percento rimane al contadino che procede alla lavorazione artigianale del tabacco, producendo sigari non marchiati. La pianta del tabacco può raggiungere anche il metro e mezzo di altezza, la raccolta delle foglie avviene nei primi quattro mesi dell'anno, procedendo dalle foglie più basse poi salendo via via fino alla corona, una volta raccolte le foglie vengono racchiuse in piccoli mazzetti e acavallate su dei lunghi pali, il processo di essicazione dura circa due mesi e le fogli passano da una colorazione verde brillante ricca d'acqua ad un marrone brunito, perdendo l'ottanta percento della loro quantità d'acqa.

Quando le foglie essicate sono pronte alla lavorazione, vengono divise per dimensione e colore e resistenza, le foglie più piccole di tipo ligero, più aromatiche vengono tagliate dal campesito con un coltello a mezzaluna ed avvolte su foglie più grandi di tipo secco più resistenti fino a dare la forma del sigaro, il tutto viene chiuso con un amalgama a base di miele d'api.

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